Davide, il ragazzo che ha cambiato una comunità

Teverola – Ci sono diplomi che rappresentano un traguardo personale. E ce ne sono altri che diventano un fatto sociale, culturale e civile. Quello conquistato da Davide appartiene a questa seconda categoria. È il primo ragazzo con autismo di Teverola ad aver conseguito un diploma ordinario, senza percorso differenziato e senza prove personalizzate, con una valutazione di 78/100. Un risultato che racconta anni di studio, sacrifici, determinazione e fiducia nelle proprie capacità. Una notizia che avrebbe meritato di essere patrimonio dell’intera comunità.

A celebrarlo è stata Sì Teverola Odv, realtà da anni impegnata nella promozione dell’inclusione sociale, della solidarietà, della cultura e del sostegno alle famiglie più fragili attraverso progetti educativi, servizi sociali e iniziative di cittadinanza attiva. Davide non è un volto nuovo per i volontari dell’associazione. Lo scorso anno è stato protagonista di un’importante esperienza di inclusione durante i campi estivi, dimostrando con naturalezza che l’autismo non è un limite quando una comunità sceglie di abbattere le barriere invece di costruirle.

Ma il momento più intenso di questa storia arriva dalle parole della madre, Rosa Maione, presidente di DiversaMente Odv, un’associazione nata proprio dall’esperienza vissuta accanto a Davide e dal desiderio di trasformare una storia familiare in un impegno collettivo. Dalla consapevolezza delle difficoltà quotidiane è nata la volontà di costruire una rete di sostegno per altre famiglie, promuovere una cultura dell’inclusione e dimostrare che la disabilità non deve mai essere vissuta come un confine, ma come una diversa possibilità di guardare il mondo. Il suo non è il messaggio di una madre che festeggia il successo del figlio. È la testimonianza di una donna che ha scelto di fare della propria esperienza uno strumento di cambiamento sociale, mettendosi al servizio degli altri e trasformando il dolore, le difficoltà e i pregiudizi in impegno civile.

Un messaggio pubblico che va ben oltre il semplice ringraziamento e diventa il racconto di anni trascorsi cercando di cambiare una mentalità ancora troppo spesso condizionata da logiche di appartenenza. “Più volte ho provato a sentimentalizzare con Teverola – scrive – ma ho sempre sentito addosso il peso del famoso “ma tu a chi appartieni?”. Ed io, noi, Davide, non apparteniamo a nessuno”. Parole che fotografano una realtà conosciuta da molti: quella di chi prova a costruire qualcosa senza cercare protezioni, privilegi o appartenenze, confidando soltanto nella forza delle idee, del volontariato e dell’esempio.

Rosa Maione racconta, poi, i semi piantati in questi anni insieme ai volontari, i sogni coltivati con pazienza, la speranza che possano continuare a germogliare anche quando i risultati non sono immediatamente visibili. Poi arriva la riflessione più forte: “A modo suo Davide ha cambiato le cose. E se il suo esempio può servire anche ad una sola persona, noi non possiamo che esserne felici”. È una frase che racchiude il senso più autentico dell’inclusione: il cambiamento non si misura con i grandi proclami, ma con la capacità di offrire speranza a chi pensa di non farcela, di aprire una strada a chi verrà dopo.

Infine, il grazie rivolto ad Antonio Zacchia, presidente fondatore di Sì Teverola, e oggi presidente del Csv Asso.Vo.Ce. Ets, riconoscendogli il valore umano e professionale di chi, lontano dai riflettori, ha saputo creare opportunità di crescita, ascolto e partecipazione senza chiedere nulla in cambio. Quella di Davide, però, non è soltanto una bella storia. È una domanda rivolta a tutta la comunità. Perché l’inclusione non può essere selettiva. Non può dipendere dalle appartenenze, dalle simpatie o dalla convenienza del momento. Le istituzioni hanno il dovere di riconoscere ogni esempio positivo, soprattutto quando riesce ad abbattere stereotipi che per troppo tempo hanno accompagnato la disabilità.

Davide non aveva bisogno di una celebrazione per dimostrare il suo valore. Lo ha fatto con i fatti. Forse è Teverola che oggi dovrebbe fermarsi un momento e chiedersi se è capace di riconoscere davvero chi, con il proprio esempio, rende questa comunità migliore. Perché certe vittorie non appartengono ad una famiglia, ad un’associazione o ad una parte. Appartengono a tutti. E il diploma di Davide resterà, comunque, una pagina di storia per Teverola. Ma, forse, il suo lascito più importante è un altro: aver dimostrato che quando una famiglia, il volontariato e una comunità credono davvero nell’inclusione, non si cambia soltanto il destino di una persona. Si cambia, passo dopo passo, anche il modo di pensare di un intero territorio.

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